Spending review, così il Governo finge di tagliare i super manager

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato dei provvedimenti che prevedono anche il taglio dei dirigenti pubblici e dei funzionari. Il tutto dovrebbe essere applicato a partire da Palazzo Chigi e dal Ministero dell’Economia. Apparentemente sembra una mossa in vista della spending review, e si resta delusi nel comprendere che dietro a tutto c’è un vero e proprio trucco. Non è vero che i funzionari e i dirigenti pubblici finiranno in mezzo ad una strada, come invece spesso accade con i dipendenti privati.

A cura di Gianluca Rini

Infatti i tagli che sono stati annunciati riguarderanno le piante organiche e non il personale in servizio. In pratica si finirà semplicemente con il tagliare delle caselle vuote e non si risparmierà assolutamente nulla.

Tra l’altro bisogna considerare che il taglio degli organici è già previsto dalle leggi in vigore, quindi non c’era bisogno di un provvedimento che andasse a replicare ciò che è già stabilito per legge.

I ministeri ci costano 1 miliardo al giorno

In tempi di crisi economico-finanziaria e di tempeste finanziarie, il Governo tecnico presieduto da Mario Monti ha affidato al super commissario Enrico Bondi il compito della spending review. Un lavoro di certo non facile visto che già all’interno del Consiglio dei ministri sono nati contrasti piuttosto accesi tra il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda e gli altri colleghi.

Dopo il terremoto in Emilia Romagna, sono state apportate delle modifiche al decreto legge che dovrebbe essere varato entro fine mese poiché dovrebbe garantire risparmi per 5 miliardi di euro e non più per 4,2. Nel mirino sono finiti i ministeri. Quanto ci costano i ministeri? Il Servizio del bilancio del Senato ha redatto un dossier che evidenzia che i ministeri spendono un miliardo di euro al giorno.

La bozza sul dl relativo alla spending review dovrebbe essere varato nella riunione odierna del Comitato interministeriale, alla presenza del presidente del Consiglio Mario Monti. I tecnici sono al lavoro per scongiurare l’aumento delle aliquote Iva a ottobre e per garantire risorse per il dopo terremoto. Tre miliardi di euro di risparmi dovrebbero arrivare dal taglio della spesa analizzato dal super commissario Bondi. La rimanente parte da ulteriori tagli alla spesa corrente dei ministeri.

Passando al setaccio tutte le voci di spesa, pari a 283 miliardi di euro, il Servizio del bilancio del Senato ha constatato che la metà delle risorse vengono divorate per mantenere in vita la “macchina amministrativa”. Prendendo in esame i 79 miliardi spesi dal ministero dell’Economia pesano molto i trasferimenti a società pubbliche mentre risulta curioso il dato dei versamenti alle confessioni religiose, pari a 1,1 miliardi di euro. Tra le spese di funzionamento si segnalano in particolar modo quelle legate al contrasto dell’evasione fiscale.

Il ministero dello Sviluppo costa 7 miliardi e per la maggior parte sono spese in conto capitale. Il ministero del Lavoro spende 100 miliardi di cui ben 98 in interventi di politica sociale; 300 milioni vanno al funzionamento degli uffici territoriali. Sui 7 miliardi spesi dal ministero di Giustizia quasi la metà servono al funzionamento dei tribunali e solo 848 milioni in spese per intercettazioni. Per quanto riguarda il ministero degli Esteri, spende 1,7 miliardi di cui 579 milioni per il funzionamento delle sedi estere e 461 milioni per i contributi a organismi internazionali.

I dati relativi alla spesa del ministero dell’Istruzione dividono in due l’opinione pubblica. Sui 44 miliardi totali, ben 40 vanno alle spese per l’istruzione scolastica e 444 milioni alle università. Inoltre si spendono ben 269 milioni per il sostegno alla scuola paritaria e 84 milioni alle università private. Sulla spesa da 11 miliardi dell’Interno, si segnalano i 486 milioni per il funzionamento delle Prefetture, i 54 milioni per la protezione dei collaboratori di giustizia e 200 milioni per i servizi di accoglienza a stranieri. Il ministero delle Infrastrutture e trasporti costa 7,5 miliardi di euro, di cui 5,5 in investimenti mentre la Difesa pesa 19 miliardi, di cui ben 17 per il suo funzionamento e 1,9 miliardi per la costruzione e l’acquisizione di impianti e servizi.

La guerra di Enrico Bondi alle spese pazze dei ministeri è appena cominciata e alcuni ministri sono già pronti a dar battaglia anche se come ha denunciato il Servizio del bilancio del Senato la maggior parte dei costi sono da attribuire al funzionamento degli stessi. Tagli doverosi e forse anche leggeri, poiché lo Stato non può mantenere in vita questi ministeri e la casta politica (ancora intoccabile per i veti incrociati di quasi tutti i partiti) con queste spese pazze facendo pagare il conto ai cittadini che sono stati già traumatizzati dai sacrifici imposti dal Governo Monti.

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