Regioni, milioni di euro per spese folli in tutta Italia

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regioni gli sprechi

Continuano le spese folli in tutta Italia. Da nord a sud le Regioni, ma anche altri Enti locali, come Province e Comuni, si rendono protagonisti di acquisti di servizi che sembrano davvero inutili. Anche se in pieno periodo di crisi economica, in giro per l’Italia vengono effettuate delle spese che forse potrebbero essere evitate. Una situazione che sta per diventare insostenibile, dal momento che basta fare un po’ di conti per venire a conoscenza del fatto che ogni cittadino italiano ha un debito di 1.800 euro a causa delle spese degli Enti locali.

Gli esempi che si possono effettuare sono davvero tanti. Ad esempio in Lombardia è stata creata nel 1990 un’agenzia stampa con dodici giornalisti, con scopi ancora non ben precisati. Nel Lazio il Consiglio Regionale spende 1 milione e 4.000 euro per acquisire “servizi di informazione e comunicazione istituzionale”. In Calabria si spendono soldi da ben 29 mesi, evitando costantemente di arrivare alla conclusione del restauro dei Bronzi di Riace. E la lista, a quanto pare, potrebbe continuare a lungo.

Tutte le spese folli

E’ un periodo davvero difficile e drammatico per le famiglie italiane alle prese con le ultime stangate sull’Imu stabilite dal Governo tecnico presieduto da Mario Monti, ma non per le Regioni che continuano a sperperare in lungo e largo il denaro pubblico. Il bilancio degli imprenditori e dei lavoratori che si stanno suicidando per le numerose difficoltà economiche aumenta giorno per giorno. Come aumentano giorno per giorno gli scandali sui rimborsi elettorali, che stanno travolgendo alcuni partiti (in primis la Lega Nord), e sugli intrecci tra malaffare e politica nella sanità in Puglia e in Lombardia. Le spese folli delle Regioni rappresentano uno schiaffo a tutti coloro che non riescono ad arrivare neanche a metà mese e a tutti coloro che sono disoccupati o inoccupati.

I giornalisti del “Corriere della Sera”, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, hanno analizzato alcuni degli sprechi delle Regioni italiane. La Regione Sicilia spende 454mila euro per tutelare e salvaguardare una pianta rara: la Zelkova. In barba alla linea di straordinario rigore invocata dal Governatore siciliano, Raffaele Lombardo, la Regione spende 150mila euro per un consulente esperto di Zelkova. Ben 269 milioni di fondi Fas (destinati alle aree sottosviluppate) servirebbero per tamponare il buco nella sanità oltre alla scelta di salvare nel campo della formazione professionale il Cefop, che ogni anno ingoia da 250 a 400 milioni di euro. A tutto ciò si aggiunge la delibera che consente ai Comuni di assumere 22mila precari in deroga ai divieti nazionali solo se sono in grado di farsene carico. Singolare la vicenda del vecchio cavallo (di nome Zorro) donato dal Governatore a Villa delle Ginestre perché sia usato per l’ippoterapia utile ai pazienti che soffrono di lesioni spinali e messo a pensione a 2.335 euro al mese.

Non va meglio in Calabria. Se milioni italiani devono attendere ancora altri anni per andare in pensione, l’ex consigliere regionale Pietro Giamborino dopo una sola legislatura è già andato in pensione a 55 anni rinunciando al 5% del vitalizio. La Regione Calabria ha stanziato per il 2012 una cifra pari a 185mila euro per le spese di rappresentanza del presidente dell’assemblea regionale, Francesco Talarico. Più del doppio di quanto costò nel 2006 sotto la voce spese di rappresentanza il presidente della Repubblica tedesca Horst Köhler.

In Campania nel marzo 2011 era stata votata l’istituzione presso la giunta regionale di un ufficio delegato a controllare la copertura finanziaria delle proposte arrivate in Consiglio regionale per verificare, prima di ogni atto, la copertura finanziaria. Una norma risalente al 2002, che non era stata però mai resa operativa. Alcuni giorni fa si è registrata la retromarcia. Grazie al voto favorevole di 24 consiglieri, le proposte di legge regionale non dovranno più avere il visto di conformità della struttura dedicata a fare le verifiche finanziarie in quanto servirà solamente una relazione tecnica degli uffici della giunta regionale competenti in materia di finanze e bilancio.

A dispetto della crisi economico-finanziaria e dell’articolo 14 della manovra dello scorso agosto firmata dall’allora ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, che imporrebbe alle assemblee regionali dalle prossime elezioni un bel taglio di 343 poltrone, undici Regioni hanno presentato ricorso alla Corte Costituzionale. Il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, si è giustificato: «È assolutamente necessario contrastare l’ondata di provvedimenti indirizzati contro le nostre prerogative».

Dal 2000 al 2009 la spesa pubblica delle Regioni è aumentata da 119 a 209 miliardi di euro, mentre, mentre il Pil pro capite è arretrato di cinque punti. I costi delle Regioni rappresentano più di un quarto di tutta la spesa pubblica nazionale. I maggiori sprechi si registrano nell’ambito della sanità. In Umbria le spese sono aumentate del 143%, in Emilia-Romagna del 125%, in Sicilia del 125,7%, in Basilicata del 115,2%. Seguoni il Piemonte (+91,8%) e la Toscana (+84,6%). Per il personale regionale i lombardi sborsano 21 euro l’anno contro i 70 della Campania, i 173 del Molise e i 353 della Sicilia.

La Regione Lazio ha speso la bellezza di 8,6 milioni di euro per iniziative culturali. Venti Regioni che in nome dell’autonomia si permettono il lusso di avere sedi di rappresentanza a Bruxelles, piccole ambasciate all’estero, e centinaia di sedi e immobili sparsi per tutto il Paese. Ad esempio la Regione Lazio dispone di 13 fabbricati a uso residenziale e 367 appartamenti, e nonostante tutto ciò spende ogni anno 20 milioni di euro per affittare altri immobili. La Regione Lombardia ha speso 570 miliardi di euro per una nuova sede e la Regione Puglia altri 87 milioni per la nuova sede del Consiglio regionale. Denaro pubblico sperperato e buttato dalla finestra, proprio in questo periodo drammatico, senza rispettare un minimo di rigore e di dignità nei confronti dei cittadini che sono ormai stremati da tasse, imposte e caro vita.

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Ven 18/05/2012 da Domenico Giampetruzzi

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Giuseppe Garfì
Giuseppe Garfì 29 aprile 2012 20:25

A proposito dell’ormai famosa questione su “Zelkova e sprechi”.
Intanto una precisazione: la politica ambientale europea è una realtà precisa e da studioso di ambiente e foreste sono fermamente convinto che sia bene così. L’aggressione all’ambiente non è mai stata così esasperata come negli ultimi 50 anni. Stiamo divorando il mondo che andrà in eredità ai nostri figli e le catastrofi naturali sempre più ricorrenti ne sono la più palese testimonianza. Le emergenze delle crisi economiche non legittimano affatto la noncuranza per le grandi questioni ambientali.
Nel merito. Purtroppo la puntata di Domenica in di oggi non ha fatto altro che alimentare una polemica strumentale che ormai si consuma da qualche settimana.
Chi ne vuole sapere di più può consultare il sito http://www.zelkovazione.eu/. Ma una cosa va detta una volta per tutte: se questo finanziamento non fosse stato assegnato a questo progetto siciliano, sarebbe andato ad un altro progetto nazionale o peggio di un altro paese dell’UE. Dobbiamo essere solo contenti ed orgogliosi di essere riusciti a portare nella nostra regione questi soldi, destinati dal programma LIFE+ solo ad interventi di conservazione della natura e a niente altro.
Ma mi preme precisare qualche dettaglio:
1) Il progetto zelkovazione è stato presentato da un partenariato di 5 istituzioni (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Azienda Foreste Demaniali, Dipartimento Ambiente, Conservatoire Botanique National de Brest, Legambiente), che hanno ottenuto il finanziamento partecipando ad una rigorosissima competizione internazionale; il progetto si è classificato 2° su 28 progetti finanziati in Italia;
2) l’UE contribuisce al finanziamento con massimo il 50% del costo totale stimato; il rimanente 50% viene fornito dai beneficiari, che contribuiscono NON con danaro sonante ma con stipendi di personale in organico, attrezzature, strumentazioni, laboratori etc.
3) Il contributo UE è previsto che sia impiegato per assumere 2 ricercatori a tempo determinato (CNR), 2 tecnici a tempo determinato (Azienda Foreste), 2 responsabili della comunicazione (Legambiente), o per coprire parzialmente i costi del personale addetto alle collezioni botaniche del Conservatorio di Brest, oltre che per i costi di missione per tutti i lavori di campagna, l’acquisto di materiali di consumo e attrezzature scientifiche, etc.
4) Il progetto prevede lo svolgimento di 30 azioni, fra cui la moltiplicazione della specie target, la realizzazione di vivai temporanei in sito, la produzione di piantine forestali per il restauro ambientale di 10 ha di bosco degradato, recinzioni contro il pascolo, la divulgazione nelle scuole, etc
5) Il famigerato Project Manager o superconsulente è una figura richiesta obbligatoriamente dall’UE e deve possedere precisi requisiti, come esperienza pluriennale in gestione di progetti comunitari (ovvero coordinare tutte le azione di tutti i partner, avere competenze specifiche sui contenuti delle azioni, su aspetti amministrativi e di rendicontazione contabile, tenere i rapporti fra beneficiari e UE, conoscere la lingua inglese, etc); deve essere destinato a TEMPO PIENO alle attività di progetto; deve lavorare per 54 mesi con il compenso famoso dei 150000 euro lordi. Non credo ci sia da stupirsi più di tanto che fra il personale della regione possa non esserci una figura in possesso di tali requisiti!
Questa la reale situazione. Per il resto ognuno può pensare come meglio crede. Anche che in questa regione la parola sprechi è il comune denominatore di tutto l’operato della pubblica amministrazione. Anche se stavolta i soldi “sprecati” per la superconsulenza non potevano in alcun modo essere spesi per riparare le buche delle strade o sistemare qualche scuola.

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