L’Anm bacchetta Ingroia: dove finisce la libertà politica di un magistrato?

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L’Associazione nazionale magistrati (Anm) è intervenuta pubblicamente per ammonire il pm di Palermo, Antonio Ingroia, per i suoi comportamenti politici. A criticarlo aspramente è stato il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli all’Ansa poiché durante la festa del Fatto Quotidiano il magistrato palermitano ha fatto un’affermazione politica invitando i cittadini a cambiare la classe dirigente e oltretutto avrebbe dovuto dissociarsi dal plateale dissenso espresso nei confronti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Inoltre Sabelli ha ribadito il suo sostegno ai pm di Palermo che indagano sulla delicata e difficile trattativa Stato mafia di inizio anni Novanta, che sono finiti sotto attacco dal mondo politico e istituzionale nell’ultimo periodo, e ha invitato tutti i magistrati a evitare sovraesposizioni e a non mostrarsi sensibili al consenso della piazza.
Antonio Ingroia ha replicato alle accuse del presidente dell’Anm affermando che non conosce tutto il suo intervento e pertanto Sabelli si è limitato a criticare una frase estrapolata. Il pm di Palermo ha spiegato che si è limitato a un’analisi sociologica e a una valutazione politica o storica: «Da esperto di mafia, di questi argomenti posso capire più di Sabelli, con tutto il rispetto». Per quanto riguarda il cambiamento della classe dirigente, Ingroia ha sottolineato che lui parlava della necessità di recidere i legami dello Stato con la mafia dall’Unità a oggi. Ha poi asserito che sia lui che il collega Di Matteo sono rimasti impassibili di fronte alle critiche nei confronti di Napolitano, non approvandole in alcun modo.
Tanto basta per far scatenare i colonnelli del Popolo della Libertà, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, sempre pronti ad attaccare i cosidetti “magistrati politicizzati” oppure antiberlusconiani. Il capogruppo del PdL alla Camera dei Deputati è stato molto più critico, dichiarando che l’autonomia della politica va garantita non solo rispetto ai banchieri, ma anche rispetto ai magistrati poiché al momento attuale è schiacciata da entrambi i poteri. In realtà è proprio la classe politica degli ultimi decenni che si è fatta schiacciare ben volentieri dagli altri poteri poiché si è scavata da sola la fossa intrallazzando con la mafia e con gli altri poteri loschi del nostro Paese mediante un sistema di corruzione davvero spaventoso, abdicando al suo ruolo e scaricando le proprie responsabilità sui cittadini e in particolar modo sulle nuove generazioni.
Il binomio politica e magistratura in Italia ha sempre sollevato critiche e un vespaio di polemiche sia da una parte che dall’altra per presunti condizionamenti e influenze esterne, ma non solo. A tal punto che in particolar modo dagli inizi della carriera politica dell’ex premier Silvio Berlusconi a oggi è sempre al centro del dibattito pubblico nazionale. I politici accusano i magistrati di far politica e viceversa. In realtà in Italia, che è il Paese delle mille contraddizioni, sono davvero tanti i magistrati che poi hanno deciso di far carriera anche nel mondo politico come sono tanti quei magistrati-politici che poi sono ritornati ad amministrare la giustizia. Attualmente nel Parlamento italiano sono ben quindici gli onorevoli magistrati sparsi in diversi partiti politici: da Caliendo del PdL a Maritati del PD fino a Di Pietro e Palomba dell’IdV. Ma nella storia repubblicana italiana i casi di magistrati che hanno lasciato la toga per la politica sono davvero tanti: dall’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro all’ex presidente della Camera dei Deputati Luciano Violante fino all’attuale sindaco di Napoli Luigi De Magistris.
Ma il caso Ingroia continua a scatenare polemiche poiché il magistrato palermitano non è nuovo in apparizioni pubbliche durante manifestazioni dal carattere prettamente politico. Fece molto scalpore e suscitò una marea di reazioni la sua partecipazione al Congresso del Partito dei Comunisti Italiani di Oliviero Diliberto il 30 ottobre del 2011. In quell’occasione Ingroia dichiarò: «Un magistrato deve essere imparziale quando esercita le sue funzioni, ma io confesso che non mi sento del tutto imparziale. Anzi, mi sento partigiano, sono un partigiano della Costituzione». Il Consiglio superiore della magistratura l’attaccò duramente, ma alla fine il plenum del Csm archiviò il caso senza conseguenze disciplinari nei confronti di Ingroia. Il pm e giornalista siciliano ha anche partecipato ad altre iniziative politiche organizzate dall’Italia dei Valori presentandosi sul palco del Paladozza di Bologna per assistere allo spettacolo “Il dittatore del bunga bunga” oppure inviando un videomessaggio.
Dove finisce la libertà politica di un magistrato? La questione relativa ai magistrati che fanno politica o partecipano a iniziative politiche è piuttosto controversa e delicata, soprattutto nel nostro Paese. Poiché se da un lato il magistrato (a differenza del politico che deve essere per forza di parte) deve essere terzo e deve astenersi da comportamenti che possono offuscare la propria immagine di imparzialità, dall’altro c’è da dire che anche lui è un libero cittadino come tutti gli altri ed è anche elettore attivo e passivo così come previsto dalle nostre leggi. Il magistrato però non può sostituirsi al politico e non può avere comportamenti politici che potrebbero appannare la sua immagine di imparzialità e terzietà. Deve cercare in tutti i modi di non sovraesporsi Quindi da uomo e cittadino Ingroia può andare dove vuole, ma da magistrato no. E’ cosi difficile dividere le due figure?
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Mar 11/09/2012 da Domenico Giampetruzzi



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ma chi se ne fotte??
io non c’ho un euro
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