Il ministro Elsa Fornero contro l’omofobia: il 2012 tra crisi e grandi opportunità

Dalla redazione di Gay Wave.
Son passati tre giorni dalle parole del Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, a favore di omosessuali e transessuali, ma la comunità LGBT è ancora in fermento, forte della consapevolezza che questo governo, più che parlare, preferisce agire e rendere concreti i suoi progetti. L’ultima intervista di Alessio Vinci al Premier Mario Monti, a dire il vero, ha frenato il nostro entusiasmo, avendo, il Primo Ministro, più volte ribadito che il governo si limiterà a svolgere le sue funzioni nei limiti imposti dal mandato, incentrato soprattutto su questioni economiche, e non sociali, almeno in questo senso, di una certa rilevanza. L’impressione, insomma, è che da parte della Fornero ci sia grande impegno e motivazione, dettati, a nostro avviso, soprattutto dalla sua personalità; allo stesso tempo, però, sembra che lo spirito del governo sia incompatibile con i suoi propositi. Speranze, sì; illusioni, no, dunque.
Le stesse illusioni che nessuno, a dire il vero, ci ha mai regalato, almeno secondo noi di GayWave, da sempre aggiornati, nell’ambito della piattaforma Nanopress, sulle vicissitudini del mondo omosessuale. E i risultati, purtroppo, sono ben evidenti. Pensate, per esempio, alle ultime dichiarazioni dell’ILGA-Europe, l’associazione regionale per l’Europa che difende i diritti degli omosessuali: l’Italia – secondo le ultime indagini – è uno tra i Paesi più omofobi d’Europa, dopo Cipro.
Se non fosse che l’atteggiamento politico italiano rispetto alla comunità LGBT è sempre stato di indifferenza e pressapochismo, fatta eccezione per le posizioni assunte nella sostanza da alcuni partiti (l’Italia dei Valori in particolare, con De Magistris a Napoli, e Sinistra Ecologia e Libertà, con Pisapia a Milano), questi risultati avrebbero rappresentato senz’altro un allarme sociale. Allarme che lo stesso ministro, forse consapevole del problema, ha affrontato pochi giorni fa, ritornando su concetti essenziali per la vita di ogni omosessuale.

“È sotto gli occhi di tutti – così ha esordito la Fornero, nel corso dell’audizione davanti alle commissioni Affari costituzionali e Lavoro a Montecitorio – il grave ritardo culturale, di apertura mentale che il nostro Paese rappresenta in tema di pari opportunità, nell’accesso ai diritti rispetto alle diversità, che sono molte tra le persone e che non possono essere oggetto e motivo di discriminazione”.
“ I diritti – ha così proseguito - sono importanti e l’impegno contro le discriminazioni e contro chi le fa sorgere deve essere massimo. La diversità è un valore, deve essere tra le cose che i bambini imparano da piccoli. [...] I semi si gettano tra i bambini e soprattutto nelle scuole. [...] Bisogna superare i ritardi culturali enormi, anche geografici che ci sono nel Paese”.
Questo discorso potrebbe sembrare retorico, ma non lo è; se proprio dovesse esserlo, ha sicuramente il pregio di aver sollevato delle questioni, come già detto, davvero importanti. La Fornero ha parlato di una cultura della diversità, intesa non in senso spregiativo, che andrebbe diffusa soprattutto tra i più piccoli, perché sono proprio questi i ‘semi’ del futuro. Noi non possiamo che essere d’accordo con il ministro: l’omofobia e l’ignoranza dilagante tra i giovani e gli adolescenti, per fortuna non tra tutti, vanno combattute non intervenendo a posteriori, ma a priori, sulle basi della società: sui bambini, dunque, così come è già avvenuto in molte altre parti d’Europa; non solo in Spagna, infatti, e per dirne soltanto una, i libri di testo scolastici trattano con la dovuta normalità le coppie e la famiglie gay (si pensi ai soliti problemi di matematica, dove i protagonisti principali non sono la mamma, il papà e il figlio, ma due papà e dei gemelli magari). Quando la Fornero dice che l’Italia è culturalmente arretrata rispetto a questioni accettate, in linea di massima, a livello europeo (e non solo), non dice un’assurdità.
Ecco perché si spera che, seppur nei limiti del suo mandato, questo governo riesca a sparigliare le carte, prima del ritorno dei vecchi partiti e politicanti al potere, troppo legati, purtroppo, alle leggi del Vaticano e alla questione morale, che di morale non ha nulla, avanzata dal pontefice e dai vertici ecclesiastici.

Anna Paola Concia, parlamentare del Pd, ha subito espresso, assieme ad Arcigay, grande soddisfazione per il discorso tenuto dal ministro, ma non si è fatta ingannare: non bisogna limitarsi ai discorsi, bensì fare qualcosa di concreto.
“L’impegno preso oggi dal ministro Elsa Fornero – queste, le parole della Concia – a favore di omosessuali e transessuali è un buon punto di partenza. Non a caso ha immediatamente ricevuto il plauso del Dipartimento di stato americano. Intervenendo oggi all’audizione del ministro in tema di Pari Opportunità, ho spiegato quali devono essere, a mio parere, le priorità per realizzare questi propositi“.
“La prima indagine Istat sull’omofobia in Italia e la ricerca commissionata dal Ministero del Welfare ad Arcigay sulle discriminazioni nei luoghi di lavoro – continua Concia – sono strumenti fondamentali per costruire politiche efficaci. Così come è prezioso il contributo dell’Unar, il cui operato deve essere valorizzato, rispettandone l’autonomia. L’omofobia e la transfobia sono un reale allarme sociale, bisogna presto ripartire da campagne istituzionali, come quella realizzata dall’ex ministro Carfagna, lavorando per contrastare l’immagine negativizzante degli omosessuali e transessuali rappresentata dai mass media. Occorre poi attivare al più presto il tavolo delle associazioni LGBT, che possono dare un fondamentale contributo al lavoro di tutto il Dipartimento“.
E sulle famiglie omogenitoriali non è stata meno incisiva:
“Vista l’importanza del tema dell’infanzia, ricordato dallo stesso ministro, bisogna adottare misure per tutelare quei centomila bambini nati e cresciuti in famiglie omogenitoriali; è inoltre necessario concentrarsi sul contrasto al bullismo omofobico e sull’educazione al rispetto della diversità nelle scuole; per questo ho appena presentato una proposta di legge che istituisce un osservatorio“.

La Concia ha lasciato alla fine, ma non per importanza, le considerazioni sulla legge contro l’omofobia e la transfobia, bocciata dalle principali forze politiche italiane, perché considerata molto più discriminatoria delle stesse aggressioni ai danni di gay e lesbiche. Tra le tante voci, all’epoca, spiccò quella di Alessandra Mussolini del Pdl, che, ritenendo assurdo un tale trattamento a ‘favore’ degli omosessuali, mostrò tutto il suo sdegno, anche in tv, rispetto alla questione sollevata: perché creare, insomma, tanta differenza tra etero e gay? Questa, la sua domanda. La nostra risposta non può che essere scontata: premesso che nessuna aggressione è giustificata, non lo è ancor di più quando il motivo scatenante è l’orientamento sessuale. Ecco perché serve l’aggravante (prevista, tra l’altro, anche per altre ‘categorie’ a rischio).
“Serve – ha così concluso la Concia – un’azione più incisiva del Governo e del Parlamento per approvare, finalmente, una norma a contrasto dell’omofobia e della transfobia, senza dimenticare la recente sentenza della Corte Costituzionale che invita il Parlamento a legiferare in tema di unioni tra persone dello stesso sesso. In una recente intervista Fornero ha dichiarato di essere refrattaria agli obblighi; mi auguro che da autentica liberale lo sia anche ai divieti, che impediscono la piena cittadinanza alle persone omosessuali e transessuali“.

“Questa situazione, che non dà a migliaia di cittadini necessari stimoli per partecipare attivamente alla collettività – è così intervenuta anche l’Arcigay – va rapidamente sanata nel solco di quanto sta accadendo nel civile Occidente“.
Il momento, insomma, sembra propizio, ma l’Italia, in quanto a omofobia, ha una brutta storia alle spalle: c’è la chiesa di mezzo e c’è una società cresciuta con una buona dose di maschilismo, se non addirittura machismo, non solo a causa del clero, ma anche per via di una politica non tanto debole, quanto disinteressata, a questioni che negli altri Paesi hanno già trovato soluzione.
Il 2012, che è, per eccellenza, l’anno della crisi, è anche l’anno delle opportunità. Spetta al nuovo governo non mancare a questo appuntamento.
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Ven 03/02/2012 da MIK




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