Giornali di partito, finanziamento pubblico da oltre 850 milioni di euro. Ecco come li spendono

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I giornali di partito ricevono un finanziamento pubblico dallo Stato che ha raggiunto, nel tempo, gli 850 milioni di euro. In un periodo di crisi economica come questo, si assiste ancora allo sperpero di denaro pubblico dei contribuenti a causa dell’elargizione graziosa che lo Stato accorda ai vari partiti nazionali ed ai loro giornali. Non importa se, questi, siano letti oppure no, abbiano dei contenuti utili alla gente oppure no. L’importante è che siano considerati come organi di partito e, di conseguenza, ricevano il finanziamento pubblico stabilito per legge: una legge che è stata fatta, com’è ovvio che sia, proprio dai loro editori, i partiti appunto. L’argomento torna alla ribalta con il cospicuo intervento sulla vita sociale italiana ad opera del nuovo Governo tecnico di Mario Monti.

Le polemiche che nasceranno in merito al finanziamento dei giornali di partito sono state suscitate da libro di Elio Veltri e Francesco Paola, dal titolo: “I soldi dei partiti. Tutta la verità sul finanziamento alla politica in Italia”. Gli autori spiegano come i partiti si siano trasformati da rappresentanti del popolo in soggetti auto-referenti, che non rappresentano più le istanze del popolo ma che ne condizionano la vita sociale. Del resto, se un Esecutivo tecnico è stato nominato per risolvere i problemi economici del Paese, ciò conferma l’assunto degli autori.

I partiti, per continuare a ricevere i finanziamenti pubblici, secondo Veltri e Paola, hanno aggirato il Referendum abrogativo del 1993 e la Corte Costituzionale, introducendo nel sistema legislativo la norma sul “rimborso delle spese elettorali”. Attraverso questo meccanismo, i partiti riescono a gestire fiumi di denaro pubblico e convogliarlo in una miriade di rivoli, fino ai loro giornali. Giornali di partito che, spesso, secondo Veltri e Paola, dirottano il dibattito verso temi sempre marginali, mancando la vera diffusione di informazioni utili e attuando il trucco dell’accaparramento dei fondi statali.

Ma quali sono i giornali di partito che ricevono il finanziamento statale? Proviamo a elencarne qualcuno, anche tra quelli meno conosciuti: Liberazione; L’Opinione; Il Popolo; Il Roma; L’Europa; La Voce Repubblicana. Ma ci sono anche quelli più conosciuti, come: L’Unità; Il Secolo d’Italia; L’Avanti; La Padania; Libero; Il Foglio. Tutti questi giornali di partito, quanto denaro ricevono dallo Stato sotto forma di finanziamento pubblico, camuffato da rimborso ai partiti?

Liberazione

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Il giornale quotidiano Liberazione è l’organo ufficiale di stampa del Partito della Rifondazione Comunista. E’ stato fondato nel 1991 ed ha una tiratura di circa 60 mila copie. Il finanziamento ottenuto da questo quotidiano comunista, secondo i dati del libro di Veltri e Paola, è stato di 63,6 milioni di euro. Per il 2006, Liberazione ha ricevuto un finanziamento pubblico di 3.718.489 euro. Il giornale di partito, pur non avendo rappresentanti in Parlamento, continua a ricevere il finanziamento pubblico grazie al cosiddetto Decreto Bersani. Dal marzo del 2008, Liberazione esce anche in versione free-press a Roma e Milano, primo giornale di partito a farlo.

L’Unità

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Il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, L’Unità, ha ottenuto 169 milioni di euro, conteggiati fino al 2010, secondo i dati comunicati dal libro “I soldi dei partiti”, di Veltri e Paola. Fino al 1991 è stato l’organo ufficiale d’informazione del Partito Comunista Italiano. Tuttavia, adesso, il giornale ha sempre dato ampio spazio al Partito Democratico, alla Cgil e ad altri esponenti sindacali. Dal 1992 fino al 1996, L’Unità è passato alla guida di Walter Veltroni che lo ha utilizzato come mezzo d’informazione e come strumento per rilanciare le idee del Centrosinistra. Il giornale ha attraversato diversi momenti critici, dal punto di vista economico, arrivando alla proprietà di Renato Soru, presidente di Tiscali, nel giugno del 2008.

Nel successivo mese di agosto, la direzione de L’Unità va a Concita De Gregorio, che desidera dare una nuova impronta editoriale al giornale di partito. Anche la veste grafica viene cambiata, con la chiamata del creativo Oliviero Toscani. L’Unità, comunque, non decolla e, nel corso del 2009, il giornale è dichiarato a rischio. Eppure, si tratta del giornale di partito che, più di tutti, ottiene i finanziamenti dallo Stato, con un importo, per il 2008, di 6.377.209,80 euro.

L’Avanti!

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Il giornale L’Avanti! è salito alla ribalta della cronaca nel momento in cui il suo direttore, nonché editore, Valter Lavitola, è stato invischiato nel cosiddetto caso Tarantini: un giro di escort di lusso in cui fini anche l’ex Premier Berlusconi. Si tratta di un giornale di partito ma non legato allo storico quotidiano socialista “Avanti!”, ma con un nome quasi simile che, tuttavia, rimane legato al nuovo PSI di Gianni De Michelis, ex ministro di Bettino Craxi. Tuttavia, fra i politici che lo hanno fortemente voluto, vi sono stati Fabrizio Cicchitto, attuale capogruppo alla Camera del Pdl, Paolo Guzzanti e Renato Brunetta.

Questo giornale di partito rappresenta uno dei casi più controversi di finanziamento pubblico ai partiti ed ai giornali a questi collegati. Dal 2006, il nuovo direttore Lavitola riesce a fare confluire sul suo giornale molto denaro, tanto da ammontare, dal 2003 al 2009, ad almeno 21 milioni di euro. Si tratta di una somma di denaro enorme, se si considera il breve lasso di tempo. Bobo Craxi, figlio di Bettino, ebbe a definirlo come “un foglio di spionaggio politico”. Dalla fine del 2011, questo giornale di partito viene condotto da un nuovo direttore e da un nuovo amministratore.

La Padania

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Il giornale del partito della Lega Nord si chiama “La Padania” ed è stato fondato da Umberto Bossi nel 1996. Il quotidiano leghista non è altro che la continuazione di un altro giornale vicino al movimento della Lega Lombarda e che si chiamava “Lombardia Autonomista”. La Padania diventa a tutti gli effetti un giornale quotidiano dall’inizio di gennaio del 1997. Un giornale di partito che, in questi anni, secondo il libro di Veltri e Paola, ha ricevuto un finanziamento pari a 63,6 milioni di euro. La linea politica è dettata Umberto Bossi e dal suo stretto entourage. Negli ultimi periodi, però, La Padania è entrato in crisi a causa della sua scarsa diffusione fra gli stessi lettore del Nord Italia, con la conseguenza che molti giornalisti rischiano il posto di lavoro. Sebbene questo giornale di partito riceva un finanziamento pubblico cospicuo, le sue perdite economiche sono ingenti.

Il Secolo d’Italia

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Si tratta di uno dei giornali di partito di storia più antica, fondato nel 1952 in qualità di organo ufficiale del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale. Il Secolo d’Italia ha continuato a rappresentare un giornale di partito anche con la fondazione di Alleanza Nazionale, partito nato sulle ceneri del MSI-DN, fino al 2009. Poi, con il distacco di Fini e la creazione di FLI, il giornale si è avvicinato al Pdl, tanto che la testata riporta la dicitura: quotidiano nel Pdl. Negli anni conteggiati da Veltri e Paola, il Secolo d’Italia ha totalizzato un finanziamento pubblico di 76,4 milioni di euro. Dopo la direzione di Flavia Perina, dimissionata in quanto vicina a Gianfranco Fini, il nuovo CdA nomina quale direttore politico il deputato Pdl Marcello De Angelis.

Il Foglio

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Il vero nome di questo giornale di partito è: “Il Foglio Quotidiano” ma, nella consuetudine, per tutti, è diventato Il Foglio. E’ stato fondato il 30 gennaio del 1996 da Giuliano Ferrara e si basa su una pubblicazione di sole quattro pagine con argomenti del tutto politici. Il Foglio è un giornale di partito con collocazione politica nel Centrodestra. Tuttavia, non si può dire che appartenga ad un vero partito politico, solo per il fatto che, il partito politico, non esiste. Meglio dire che il giornale segue un movimento politico chiamato “Convenzione per la Giustizia“, fondato da due parlamentari: Marcello Pera, ex presidente del Senato, e Marco Boato. Proprio per questo, Il Foglio può usufruire del finanziamento pubblico ai partiti, conteggiato nella somma di 44,6 milioni di euro, negli ultimi anni. Del finanziamento, lo stesso Giuliano Ferrara disse che si trattava di “un trucco, un escamotage per ottenere il finanziamento, in modo del tutto legale”.

Libero

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Questo quotidiano è stato fondato da Vittorio Feltri, nel 2000, ma adesso è diretto da Maurizio Belpietro. Si tratta di un giornale di partito che si colloca nell’area politica del Centrodestra. Un giornale finito spesso nell’occhio del ciclone a causa di diversi scandali che hanno animato la vita politica italiana. Uno di questi è la pubblicazione di un falso dossier su Romano Prodi, a firma di Renato Farina ma, in realtà, preparato dal Sismi. Venuto a galla il caso, Farina fu radiato dall’Ordine dei Giornalisti e Libero fu messo in stato d’accusa. Però, da quel momento, il giornale di partito conobbe un successo senza precedenti, arrivando anche a vendere 100 mila copie al giorno. Libero ha ricevuto, nel corso di questi anni, un finanziamento pubblico che ammonta a quasi 25 milioni di euro.

Altri giornali di partito
Fra gli altri giornali di partito che hanno ricevuto il finanziamento pubblico riservato ai partiti, sotto forma di rimborsi, ci sono i seguenti:
Il Popolo – 41,8 milioni di euro;
L’Opinione – 30,5 milioni di euro;
Il Roma – 29,4 milioni di euro;
Europa - 26,6 milioni di euro;
La Voce Repubblicana – 31,3 milioni di euro;
Notizie Verdi – 24,3 milioni di euro.

Ma come li spendono questi soldi?
Qualche giorno fa, il direttore di Europa, Stefano Menichini, si lamentava della scarsità dei fondi pubblici ai giornali di partito. Ma come li spendono questi soldi pubblici tutti quei giornali di partito? Possibile che il mare di soldi dei cittadini contribuenti finiscono verso strade sconosciute? Il Fatto Quotidiano tenta di ricostruirne il cammino, partendo proprio dal giornale di partito Europa. Sapendo che tale giornale ha ricevuto un finanziamento pubblico di 26,6 milioni di euro, fino al 2010, secondo i dati pubblicati dal libro di Elio Veltri e Francesco Paola, “I soldi dei Partiti”, adesso il Fatto Quotidiano evidenzia che il giornale di partito “Europa” ha incassato 5,2 milioni di euro in nove anni, ure vendendo quattro mila copie.

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Di queste, pare che la metà vadano in abbonamento, almeno stando a quanto afferma il direttore Menichini. I dati, però, contrastano con quanto si scrive sui bilanci, secondo i quali in edicola se ne vendono 1.500 copie. Una cifra ben misera, se si pensa ai visitatori medi di un blog giornalistico online. Il nocciolo della questione, però, può essere spiegato nelle pieghe dei bilanci, dove si trovano dei dati sorprendenti: a incidere molto, infatti, sono i costi per il personale che ammontano a 1,6 milioni di euro. Eppure i giornalisti presenti sono solo 21, a fronte di 25 impiegati. Le voci messe alle poste del bilancio, quindi, appaiono di difficile interpretazione, specie laddove indica un giro d’affari di 5 milioni di euro, con ben 3 milioni bonificati dallo Stato.

Il bilancio del giornale di partito Europa, in aggiunta, prevede una delle voci più controverse che possono trovare posto in un documento contabile: consulenze. Per questa voce, il bilancio di Europa segna quasi un milione di euro in sette anni, a scadenze di 150 mila euro all’anno, tranne che per il 2010. Una posta di bilancio alla quale nemmeno il direttore Menichini sa dare una spiegazione: “Collaborazioni? Contratti a progetto?”. Niente di tutto questo, perchè, per le prime si spendono 233 mila euro; per le seconde, la spesa è di 58 mila euro. Nel direttore si addensano le nubi del caso Lusi, con i soldi a bilancio della Margherita che spariscono di colpo dal bilancio e dalla cassa del partito.

Dal giornale Europa si risponde che, forse, i soldi si riferiscono ai salari dell’amministratore delegato e del presidente del consiglio d’amministrazione. Ma non può essere così, in quanto i due ricevono già, rispettivamente, 75 mila euro e 18 mila euro, quest’ultimo a titolo di rimborso. Infine, il direttore Menichini pare trovare la soluzione: “La consulenza è per un signore anziano che raccoglieva pubblicità“. Una strana giustificazione, se si pensa che il giornale di partito “Europa” racimola poca pubblicità, quasi per mezzo milione di euro, mentre ne paga 150 mila euro all’anno per la consulenza. La risposta di Menichini è lapidaria: “Non è stata una scelta societaria fortunata”. Una risposta davvero imbarazzante.

Ven 10/02/2012 da Ottavio Polito

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AngeloMarino 12 febbraio 2012 17:12
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Su questi finanziamenti ai Giornali, ne sono venuto a conoscenza da oltre 10 Anni. Nè rimasi sbalordito, ma la cosa che ancor più grave e che ne sono a conoscenza meno dell’ 1% degl’Italiani. E UNA VERGOGNA. Questi sono i costi della Politica. Sono del parere che se dassimo 50 mila € netti mensili ai nostri politici, togliendo tutti i privilegi, avremmo un bel disavanzo di centinaia di milioni di €. Il fatto che spariscono 13 milioni di €, dalla cassa di un partito, e nessuno se nè accorge !!! la dice lunga di quanti milioni, dispongono / gestiscono questi Ladri. VERGONA !!! La vostra Ingordigia stà portando alla Fame una Nazione intera. Malgrado tutto non v’invidio, anzi mi fate Pena, si perchè il vento stà cambiando, Occhio ! Occhio ! Sig.ri.

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Ottavio Polito
Ottavio Polito 12 febbraio 2012 17:22
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Ciao,
non si può che essere d’accordo con la tua opinione. Il nostro lavoro è quello di portare alla luce notizie come queste che, purtroppo, sono sconosciute alla maggioranza degli Italiani.
Buona lettura con i nostri giornali.

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Ricardo 17 febbraio 2012 05:37
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lori scrvie:I partiti politici devono essere nazionali, la Lega ha gia fatto abbastanza danni comportandosi come gli altri partiti (Lega ladrona) e seminando odio tra gli italiani.

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