Festa delle donne soldato in Afghanistan: “Per noi un giorno come gli altri”

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Herat 8 marzo donne soldato

Le donne soldato italiane presenti in Afghanistan, a Herat, vivono l’8 Marzo, festa delle donne, come se fosse un giorno come gli altri. I militari italiani si dividono i compiti, in zona di guerra, come se sotto la divisa non ci fosse nessuna distinzione fra uomini e donne. Queste ultime, in particolare, sono circa 150 ed hanno incarichi operativi come i loro colleghi maschi: elicotteristi, sminatori, fucilieri, medici, psicologi. Anzi, le donne soldato italiane presenti a Herat, in fondo, possiedono una specializzazione in più, riguardo ai loro colleghi uomini: il compito di relazionarsi con la popolazione locale, attraverso un team chiamato FET, acronimo di Female Engagement Team.

Una squadra di contatto tutta femminile che ha il difficile compito di avvicinarsi al popolo afghano e di stringere relazioni di aiuto e compartecipazione, con lo scopo di migliorare quella società. Le donne soldato italiane, presenti ad Herat, si sentono perfettamente calate nel ruolo, fiere di essere dei militari e donne allo stesso tempo, consapevoli degli incidenti che si corrono in Afghanistan.

Come il capitano Chiara Aldi, soldato, moglie e mamma di una bambina che vede attraverso Skype: “Quando sono all’estero uso la rete per collegarmi con casa. Il distacco, però, lo subiamo uomini e donne allo stesso modo perché, in Italia, non siamo abituati come all’estero. L’attaccamento a un figlio non dipende dal sesso o dalla distanza”.

Ciò che il capitano Aldi sa, di sicuro, è che tutte le donne soldato che hanno scelto di fare questo mestiere ne vanno orgogliose. Si tratta di militari italiani uguali agli altri e, al tempo stesso, diversi dagli altri: “Una donna rimane sempre tale. Si possiede una sensibilità diversa per affrontare i problemi e il lavoro, spesso, aiuta a trovare delle soluzioni migliori”.

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Mer 07/03/2012 da Ottavio Polito

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