Crisi economica: Monti contro gli alleati nordici

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Il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Monti, è rimasto un po’ amareggiato e deluso dalle dichiarazioni rilasciate dal portavoce della Commissione europea in merito all’utilizzo dello scudo anti-spread per contrastare la crisi economica e la tensione sui mercati finanziari internazionali. Negli ultimi giorni lo spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi ha sfondato quota 520 e la Borsa di Milano ha perso oltre il 4%. Molto dipende dalla crisi greca (con la probabile uscita dall’euro) e dalla crisi delle banche spagnole, ma molto anche dai dubbi sull’applicabilità dello scudo. Prima del suo incontro con il leader russo Vladimir Putin, il capo del Governo italiano ha letto con dispiacere uno stralcio di agenzia proveniente da Bruxelles in cui si sottolineava che l’attivazione dello scudo anti-spread deve essere chiesta dallo Stato in difficoltà.
Un vero e proprio cambio di rotta dopo il successo ottenuto al Consiglio europeo del 28 giugno. Lo scudo anti-spread non piace affatto a Germania, Olanda e Finlandia che stanno facendo di tutto per affossarlo e sconfessare quell’importante accordo di Bruxelles. Dopo l’incontro con Putin, Monti ha dichiarato che la salita dello spread non dipende dall’Italia, ma dai dubbi sull’applicabilità dello scudo. Dubbi che rischiano di far precipitare ancora di più la nostra economia.
Il Professore ha ben in mente la contromossa poiché vuole rendere finalmente operativo il meccanismo anti-spread, sciogliendo il nodo delle condizionalità con un memorandum che certifichi che il Paese è virtuoso, e vuole aumentare le risorse del fondo salva-Stati Esm, bloccato dalla decisione tedesca di attendere la sentenza della Corte costituzionale prevista fra circa due mesi. In poche parole Monti vorrebbe dare all’Esm la licenza bancaria utile per agire direttamente sul mercato dei titoli di Stato.
Il premier italiano non ha nessuna intenzione di ricorrere all’Efsf per non aggravare ancora di più la drammatica situazione del nostro debito pubblico, che attualmente è pari al 123% del Pil. La Banca centrale europea resta alla finestra e non interviene sul mercato secondario dei titoli, così come richiesto dall’Italia e Spagna. Per quale motivo? Un alto esponente dell’esecutivo ha spiegato: «Siamo penalizzati dalla nazionalità di Mario Draghi. E’ più prudente del dovuto in quando se interviene i tedeschi potrebbero accusarlo di mancare di obiettività e di partigianeria».
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Mar 24/07/2012 da Domenico Giampetruzzi



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Monti ancora non l’ha capito che è tutta una presa in giro. Noi si.
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