Corrado Passera indagato, ma nessuno ne parla

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Il potente ministro per lo Sviluppo economico, i Trasporti e le Infrastrutture del Governo Monti, Corrado Passera, è indagato per reati fiscali a Biella ma nessuno ne parla. Un silenzio assordante per uno dei pezzi da 90 dell’esecutivo tecnico. Solamente l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, La Destra di Francesco Storace e il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo hanno chiesto le sue dimissioni.
Il premier Mario Monti è in forte imbarazzo sin dal primo giorno in cui ha appreso la notizia e ha aspettato invano un chiarimento pubblico o privato. L’inchiesta giudiziaria sul ministro Passera, che gode dell’appoggio incondizionato del Vaticano e dei partiti che sostengono l’attuale maggioranza, non ha lasciato traccia in Tv e sui giornali. Grillo ha scritto sul suo blog che un ministro tedesco avrebbe già rassegnato le dimissioni in attesa della fine delle indagini, aggiungendo che l’innocenza di Passera è certa fino a prova contraria mentre il silenzio dei media è sicuramente colpevole. Ma d’altronde è risaputo, in Italia i politici sono allergici alle dimissioni e il ministro Passera da tecnico sta pensando di diventare politico a tutti gli effetti dato che secondo alcune indiscrezioni dovrebbe candidarsi alle prossime elezioni politiche del 2013 con l’Udc.
Corrado Passera indagato per reati fiscali? L’IdV vuole chiarimenti

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Nuova grana per il Governo Monti. Il ministro per lo Sviluppo economico, i Trasporti e le Infrastrutture, Corrado Passera, sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati per reati fiscali dalla Procura della Repubblica di Biella. L’indiscrezione è stata lanciata dal quotidiano “La Stampa”. I presunti reati contestati al ministro risalgono al periodo in cui ricopriva il ruolo di amministratore delegato del gruppo Banca Intesa. Nel 2006 Passera era il rappresentante firmatario della dichiarazione fiscale (contestata) della banca e secondo i pm Ernesto Napolillo e Francesco Alvino, Banca Intesa Sanpaolo avrebbe utilizzato veicoli finanziari per pagare meno tasse nel nostro Paese attraverso una complessa operazione nota come arbitraggio fiscale internazionale.
Questa operazione riguardava una transazione di pronti contro termine su titoli obbligazionari realizzata grazie a un veicolo di diritto britannico (la Defense II) e passava attraverso Biverbanca (una controllata da Banca Intesa poi ceduta a Montepaschi e adesso ceduta alla Cassa di Risparmio di Asti), creando un tesoretto all’estero da scontare poi nei conti del gruppo grazie a un’asimmetria impositiva. Secondo l’Agenzia delle Entrate il credito in esame, lungi dall’essere stato utilizzato per i fini previsti dall’ordinamento, altro non rappresenta che un illegittimo extrarendimento il cui godimento ha governato l’intera operazione.
I reati contestati sarebbero dunque due: dichiarazione fraudolenta mediante artifici e la dichiarazione infedele, che prevede rispettivamente il carcere da un anno e sei mesi a sei anni, e da uno a tre anni. C’è da dire che tutto ciò potrebbe risolversi con un nulla di fatto poiché Intesa ha già transato con il fisco 1,15 miliardi di euro contestati, pagando 270 milioni.
Questa indiscrezione sta però mettendo in imbarazzo lo stesso esecutivo. Primo perché già due mesi fa il sottosegretario della Giustizia del Governo Monti, Andrea Zoppini, si dimise dall’incarico dopo esser stato raggiunto da un avviso di garanzia per frode fiscale. In fin dei conti lui è il super ministro dell’esecutivo dei Professori che ha scaricato sui cittadini un peso fiscale da suicidio aggravando la recessione. D’altronde lo stesso Governo ha fin dall’inizio lanciato una battaglia senza se e senza ma contro l’evasione fiscale. Inoltre tre mesi fa dal palco del Forum Ambrosetti di Como, il ministro Passera aveva proposto una sanzione sociale contro gli evasori: «Certamente non può essere più considerato furbizia non pagare le tasse. Anche gli ultimi dati dicono che ci devono essere più controlli e migliori norme, ma alla fine ci deve essere anche una sanzione sociale. Non deve essere tollerabile anche tra le persone che chi può contribuire in maniera adeguata non lo fa, come avviene adesso. Perché questa situazione cambi ci vuole uno sforzo di tutti».
Lo staff di Passera ha spiegato che nessuna indagine risulta in corso sul ministro. Ora l’Italia dei Valori e La Destra chiedono la testa del ministro Passera. Antonio Borghesi, capogruppo dell’IdV alla Camera dei deputati ha dichiarato: «Il nostro Paese non può avere un ministro che riunisce su di sé incarichi tanto rilevanti come le Infrastrutture e lo Sviluppo Economico indagato. Chi ricopre quei ruoli delicatissimi deve essere esente dal sospetto di aver truffato il fisco per milioni di euro, sia pure nella qualità di amministratore di una grande banca». E poi ha aggiunto: «Il ministro Passera venga in Parlamento. E chiarisca in modo convincente la sua posizione in modo tale che possa essere ragionevolmente esclusa una responsabilità diretta nella vicenda. In caso contrario le sue dimissioni sono inevitabili».
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Mar 10/07/2012 da Domenico Giampetruzzi











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